Se non si parlasse di cuore qui, sull'unico blog di cucina tremendista, beh...non si potrebbe dire di essere un blog di cucina tremendista.
Nella settimana dedicata ai cuori, quegli degli innamorati, magari illusi, traditi ma sempre palpitanti come quelli dei tifosi granata, il nostro Toro ci ha regalato una boccata di ossigeno, una dimostrazione d'amore inaspettata che rintempra.
Perchè il tifoso torinista è come un innamorato non corrisposto. Un patente sognatore che spera che un giorno o l'altro la sua amata si unirà a lui nell'idillio sentimentale e nel frattempo si cruccia, soffre, patisce, salvo sospirare quando con un gesto di magnanimità riceve un segnale di speranza che non spegne minimamente la sua foga, anzi l' alimenta.
Così, come un sms con una frase dolce o uno sguardo fugace in mezzo alla folla, sono stati per noi innamorati granata, i tre goals di domenica, un impulso, un battito di cuore che rinnova l'ottimismo nella promessa di un futuro meraviglioso fatto finalmente solo di felicità e soddisfazioni.
Ma tant'è ....così ancora non è . quindi pensando al cuore ( non solo quello Vecchio e Granata ) e alla bella terra siciliana che ci ha fatto gioire , decido di presentare su questo piccolo blog, una ricetta particolare e cioè:

                                                       le Busiate con cuore di Tonno 

Gli ingredienti sono senza scelta, in quanto, questo tipico piatto siciliano e per la precisione trapanese, si compone semplicemente di ottima pasta trafilata artigianalmente e del cuore del Tonno, tesoro delle acque della Trinacria che viene sapientemente essiccato proprio per essere utilizzato in preparazioni tradizionali.
Va da se che in una pentola con acqua bollente  e salata, vadano calate le BUSIATE particolare formato realizzato in questo caso dal pastificio Campo ( cliccare sul nome per scoprire i segreti di produzione ).



In una padella ,invece, in abbondante olio extravergine , verrà grattugiato abbondantemente il cuore essiccato del tonno, in modo da farlo soffriggere dolcemente con uno spicchio d'aglio in camicia ( che ovviamente toglierete ) e un peperoncino piccante ( roba nostrana se possibile , più equilibrata nel grado e nel sapore ).
Una volta portata la cottura della pasta, al dente, si verseranno le busiate nella padella contenente l'olio e il cuore avendo l'accortezza di aggiungere un mestolo di acqua di cottura senza la quale la pasta non riuscirà a terminare il suo ciclo e non avrete l'effetto mantecato.
Impiattate e cospargete abbondantemente con altro cuore di tonno e...buon appetito!

E' un piatto dal sapore deciso , seppur mantenga un'eleganza straordinaria donatagli dal suo ingrediente principale , il Tonno. Per tale ragione credo vada accompagnato da un vino , tipico , altrettanto importante come il Chiarandà di Donnafugata ( clicca e scopri ).



Il tifoso del Toro , da sempre, può fregiarsi del titolo di fine analista calcistico. Infatti a causa ( o per colpa ) della sua fede smisurata, ad ogni insuccesso granata , deve per forza o per dovere trovare la causa tecnico/tattica, il fattore psicologico, l'elemento campo e l'influenza tifo , insomma deve sbattersi più degli undici in campo per trovare una scusa alle scellerate prestazioni sportive della sua compagine.
Ed è proprio a causa di questa  caratteristica , tutta granatica che l'altra sera mi trovavo a ragionare su quale fosse la mia più grande  gioia  calcistica vissuta negli ultimi 40 anni e calcolando che nascendo nel '76 non potevo godere coscientemente dell'ultimo glorioso scudetto regalatoci dai gemelli del goal, sono giunto alla conclusione che l'inaspettata trasferta di Bilbao di 12 mesi fa , costituisce per il sottoscritto l'apice, l'orgasmo, del personale rapporto uomo/Toro.
Ora vi chiedo...chi, più di un anno fa rese possibile il nostro , neppur tanto breve, percorso europeo che ancora oggi a molti ofusca la mente? Il Mister? NO , Il Presidente Urbano I ? NO, Il fantasmagorico duo Cerci-Immobile? NEMMENO. Beh Signore e Signori, colui che ci regalò il sogno di poter rivivere la memorabile serata della finale di Amsterdam è nientepopodimeno che sua rotondità TOMMASO GHIRARDI.



Io a differenza di molti, quest'uomo lo amo! Perchè se non fosse stato per le sue peripezie gestionali, cari fratelli tremendisti, il nostro sogno , passato per Belgio, Finlandia, Danimarca, Paesi Baschi e infine Russia si sarebbe volatilizzato li, sui piedi proprio di colui che per un'annata intera ci aveva fatto sognare e a distanza di pochi mesi ci avrebbe tradito per "il calcio che conta".
Allora, in onore a Tommy, alla sua ex squadra e a tutta la città padana vi propongo oggi una gustosissima ricetta che pone al centro proprio Parma e il suo salume più nobile, il Culatello.

     


                                                  TAGLIOLINI AL CULATELLO

Mettete a bollire l'acqua e salatela.
In una padella fate rosolare con un filo d'olio alcune fette di culatello, tagliato a striscioline, non troppo piccole e  quando iniziano ad essere dorate e croccanti fatele sfumare con un goccio di brandy.
Toglietele dalla casseruola e ponetele in un piattino.
Mentre buttate giù i tagliolini ( calcolate 120/150 grammi a testa ) a cuocere nell'acqua bollente, in una padella fate sobbollire del brodo ( che vuol dire piano piano ) in cui getterete alcune manciate di parmigiano reggiano in modo da creare una delicata crema ( non troppo densa mi raccomando ). Siate generosi in questo.




Scolate la pasta al dente e versatela a tirare nella padella con la crema di parmigiano.
Senza fare asciugare troppo il tagliolino, impiattate, ponendo sopra di esso alcune strisce del culatello precedentemente preparato e se volete concludete con una macinata di pepe.
Ecco fatto, piatto semplice ma di enorme soddisfazione.
Viva Parma e il culatello ( quello del Toro!! )



Nuova veste grafica e nuovo nome...e con questo vi do il benvenuto su quello che si ripropone d'essere un blog di cucina tremendista.
Si perchè, come al Toro, anche alla cucina si può senza paura di inadeguatezza, accostare il termine tanto caro ai tifosi granata.
Tremendismo è il giocatore o la squadra che magari pur non vincendo grappoli di trofei, costituisce osso durissimo per qualsiasi avversario. Una squadra, quella tremendista, fatta di orgoglio, rabbie leali,capacità aggressive, mai vinta, temibile in ogni occasione, soprattutto quando la compagine è di rango.


Tremendismo, un termine che da quando è stato adottato è riuscito a creare invidie di cui andiamo orgogliosissimi. Perchè come diceva Giovanni Arpino "..anche di neologismi si vive, non solo di pane e coppe".
Anche la cucina, quella semplice ma sincera, fatta dalla gente per la gente, scevra da meccanismi riconoscitivi come stelle Michelin o forchette di più italico conio, può quindi regalare emozioni e specialmente per questo rientrare a pieno nello spirito tremendista.
A molti di voi sarà sembrato alquanto scontato il titolo di questo post, infatti alla previgilia dello scontro con la compagine scaligera, unica squadra ancora priva di vittorie in tutta Europa, l'accostamento tra la drammatica situazione in cui versano i veronesi e le penose prestazioni espresse dai granata darebbe facile adito a considerazioni inerenti il grado di cottura di giocatori ( e allenatore! ) dopo appena due partite dal giro di boa.
Siccome però, il tifoso torinista è per antonomasia ostinato nel suo amore sproposititato verso la maglia e la speranza è l'ultima a morire....i bolliti di cui vi parlerò oggi non sono quelli che vestiranno pantaloncini e calzettoni tra due giorni, bensì quelli che potreste trovarvi ad assaporare visitando il capoluogo piemontese o perchè no, recandovi  sulle rive dell'Adige.
Per quel che riguarda quello "Piemontese" c'è una vera è propria "confraternita" , con sede a Guarene , paese di circa 3500 anime del cuneese, che da tempo immemore ne custodisce e difende i dogmi.
7 devono essere i tagli di carne, così come gli ammennicoli o le frattaglie tutto accompagnato con altrettante verdure e da almeno cinque salse obbligatoriamente artigianali come quella verde, quella di pomodoro e acciughe, al miele, senape e mostarda d'uva. Per la preparazione vi rimando alla pagine ufficiale della "Confraternita del bollito e della Pera Madernassa".



Questo piatto fa parte della più profonda tradizione domenicale piemontese, quella che trova origine sulle tavole della provincia "Granda" ( Cuneo ) e si diffonde fin sul Valentino , così come di costume culinario si deve parlare se si prende in considerazione il bollito veronese con la "Peara".
Di più limitata varietà di carni, solo 5 contro le 7 di quello piemontese, il bollito veneto si caratterizza dalla tipica salsa d'accompagnamento fatta con pane raffermo e grattugiato, brodo, midollo di bue e pepe che, vi assicuro regala un contrasto organolettico entusiasmante. Nel mio ultimo viaggio nella bella Verona ho potuto regalarmi , accompagnato da buongustai autoctoni, un'esperienza indimenticabile, sedendomi in uno dei più storici locali scaligeri l' Osteria da Ugo. Consigliatissima.


il bollito di "Ugo" con la tradizionale peara


A questo punto , tornando sul piano calcistico e volendolo associare con quello gastronomico, verrebbe da ben sperare vista l'indubbia superiorità del bollito granata su quello giallo/blu ma come si sa...la palla è rotonda e ...i gusti son gusti!

D'obbligo un buon bicchiere di vino rosso. Un buon barbera d'Alba, nettare delle Langhe o un classico valpolicella Ripasso.









Credo che per chi sente la passione della cucina dentro di se, il preparare una ricetta sia un po come tirare fuori il proprio stato d'animo, in quel preciso momento. Gli ingredienti, la dolcezza piuttosto che la sapidità, possono rispecchiare i pensieri e farli anche trasparire , facendo in modo che chi ha la giusta propensione verso di noi possa anche comprendere come ci sentiamo.



L'amore è come la buona cucina, le cose speciali nascono sempre da ingredienti semplici,
ma sono rese magiche dalla fantasia...

                                                                                           Paul Mehis






Ingredienti:

3 uova
un panetto di formaggio crescenza
1/2 etto di speck a fette
3 zucchine scure
1 rotolo di pasta sfoglia
sale e pepe bianco
1kg e mezzo di appetito

La preparazione di questa torta salata non è assolutamente complicata ma necessita di una certa accuratezza poichè è un bilanciamento di sapori e basta un po di superficialità per disequilibrare gli accostamenti e passare da un piatto delizioso ad un mediocre riempipancia  da aperitivo.
Fate a straccetti le fette di speck e rosolatele in una padella con un filo d'olio. Mi raccomando lasciate anche quel poco grasso che può contenere il salume, in quanto si scioglierà e renderà meno salato il tutto....tanto non sarà questo a rovinare la vostra prova costume. In una terrina sbattete le uova con una forchetta, aggiungendo una presa di sale e 2 grattate di pepe ( io uso quello bianco ultimamente in quanto meno aggressivo nel sapore ). Mentre vi provocate forti dolori al braccio destro, in una padella fate passare,in un filo di olio extravergine, le zucchine precedentemente tagliate a dadini, con uno spicchio di aglio se non vi da fastidio. Una volta che lo speck è rosolato, non bruciato, le zucchine sono ammorbidite, non appassite,e l'uovo ben sbattuto.....prendete una capiente terrina e unite tutti questi ingredienti con il formaggio morbido e mescolate bene. Il formaggio , ovviamente lo dovrete fare a tocchi con le mani in quanto vi riuscirebbe difficile amalgamarlo così com'è.
Nella tortiera stendete la pasta sfoglia avendo cura di tenere i bordi per poterli poi rigirare una volta guarnita. Rovesciate tutto il contenuto della terrina sulla pasta sfoglia , girate i lembi all'interno e infornate a 180 gradi per 30/35 minuti ( ventilato se possibile ). Non mi resta che augurarmi che abbiate seguito passo a passo la ricetta e augurare a voi buon appetito.






Primordiali. Questa è la giusta definizione degli gnocchi e non solo perchè l'assaporarli ci riporta ai primordi della nostra esistenza, quando la nonna ce li cucinava con il pomodoro fresco , facendoceli desiderare dal mattino, quando la scrutavamo schiacciare le patate e arrotolare l'impasto per formare quei bocconcini bianchi che inevitabilmente finivano nelle nostre manine viziate ma anche perchè.......pare propria che sia stata questa la prima forma di impasto cotto dal genere umano.
In Italia ( valle del Ledro ), in alcuni ritrovamenti dell'età del bronzo, sono addirittura stati rinvenuti dei piccoli gnocchetti fatti di farina di cereali, macinata a pietra e più recentemente , presso la corte Sforzesca venivano utilizzati ( mollica, mandorle, latte ) come pasto della vittoria o in occasione di eventi importanti come i matrimoni.
Oggi gli gnocchi non li rinveniamo più negli scavi archeologici ma in qualsiasi locale che faccia cucina, dal bar sotto casa, con l'immancabile gnocco al pesto, per arrivare al ristorante stellato, in grado di proporre varianti innovative al solito impasto di patate , uova e farina.
Il vostro WebChef  ValentinoMazzola (tuttoattaccatograzie) , oggi vi propone i suoi primordiali gnocchi , conditi con un semplice sugo di mare , facili e veloci da preparare e impossibili...da dimenticare!

Ingredienti:

per gli gnocchi ( 4 persone )

1 kg di patate gialle
350 gr di farina 0
1 uovo
sale ( non troppo )

per il sugo

15 mazzancolle medie
12 pomodorini
spianaci freschi
olio-sale e pepe

Gli gnocchi li sapete fare? No? Non c'è problema, vi spiego io come prepararli.
Bollite le patate per 20 minuti , fatele raffreddare e spelatele.Ora schiacciatele con l'apposito arnese o con la forchetta ( meglio con l'arnese, fidatevi ), ponete la farina su di un piano, unite le patate e l'uovo e inziate a impastare con energia. Unite anche un pizzico di sale fino.Se l'impasto risulta troppo umido e vi si attacca alle mani, unite poco per volta la farina. Ora formate con le mani delle salamelline di impasto e tagliate dei tocchetti di egual misura ( dipende da voi se gli gnocchi vi piacciono grossi o piccoli ), passateli sul dorso di una forchetta per formare le tipiche striature e IL GIOCO E' FATTO. lasciateli riposare qualche ora spolverandoli con la farina in modo che non si attacchino. Avete fatto gli gnocchi!






Il sugo è davvero veloce da cucinare. Nella padella fate rosolare in poco olio le mazzancolle pulite e sfumatele col vino bianco. Mentre gli gnocchi cuociono in acqua salata, buttate nella padella anche i pomodorini tagliati a tocchi, il sale, una buona macinata di pepe ( se vi piace anche un po di peperoncino ). Quando gli gnocchi vengono a galla, contate fino a 10, scolateli e uniteli al sugo facendoli saltare e unendo solo ora gli spinaci tagliati a listarelle. BUON APPETITO GENTE!



I consiglio, come accompagnamento, un vino adeguatamente acido come lo Chardonnay e se vi fidate vi indico anche la cantina: Cascina Gilli e lui è l'eccezionale Rafè. Cliccate e scoprite quest'opera enologica. Cin cin!





Sapete com'è la questione? La prima volta che prendi la padella in mano e produce qualsiasi cosa, anche di semplicissimo, non risulta mai banale agli occhi di chi ti conosce e ti vuole bene.
"Bravo Valentino, bravo....che buone le uova strapazzate che hai fatto, ma sei proprio un provetto cuochino, bravo....." e tu congoli guardando il papà e la mamma che addentano voraci e soddisfatti quel misto tra uovo strapazzato, all'occhio di bue e alla coque.
Poi i tempi cambiano, inizii a destreggiarti alquanto tra i fuochi della tua cucina e  non solo, e in maniera proporzionale penseresti che arrivassero anche i "bravo ValentinoMazzola...che piatto...." e invece scopri che al posto dei sorrisi , dello stupore e del disinteressato apprezzamento di parenti e amici , iniziano a giungere sempre più numerose richieste, consigli, critiche, insomma recensioni, come se di colpo tutti i componenti delle giurie di MasterChef e della guida Michelin si fossero riuniti e avessero deciso di banchettare nel salotto di casa tua.
A tal proposito diventa anche più difficile soddisfare i palati di chi mi conosce già sotto l'aspetto culinario,come i miei genitori, scesi l'altra settimana in Riviera con un' unica ed imperativa missione: Mangiare tutto il pesce che il mare Adriatico potesse loro offrire.
Diciamo che i vari ristorantini mi hanno aiutato sotto questo aspetto ma ovviamente il sottoscritto si è ( piacevolmente ) dovuto cimentare in qualche piatto nuovo da poter far assaggiare a mamma e papà.
" Ce l'hai il Carnaroli ?..."  Questa l'ultima sibillina domanda fattami da mio padre prima che io iniziassi a cucinargli il mio " Risotto al sugo bianco di cozze e mazzancolle".
"...si papà ce l'ho il Carnaroli!..."


Ingredienti: x 2

5 pugni di riso Carnaroli ( il più indicato per risotti di pesce )
25 cozze ( quelle della zona di Cervia per me sono il top )
10 mazzancolle fresche
scalogno ( per fare i fighi )
aglio
peperoncino ( calabrese sarebbe meglio )
pepe
sale ( assaggiare please )
prezzemolo
1/2 bicchiere di vino bianco ( buono,no Ronco)




Fate aprire le cozze in una pentola con solo un filo d'olio e se volete due spicchi di aglio.
Preparate un trito fine di aglio e scalogno e fatelo imbiondire in olio e.v.o.,poi saltate il riso per circa un minuto e fatelo sfumare con un mezzo bicchiere di vino bianco.
Sgusciate le cozze ma tenete l'acqua di cottura che userete come brodo per la cottura del risotto ( se volete,io non sempre lo faccio, potete utilizzare se lo trovate,il ristretto di pesce naturale che non è il dado però).Mettetele da parte. Ora iniziate a bagnare il riso con il brodo allungato e dopo cinque minuti unite le mazzancolle e fatele cuocere dolcemente.Rilasceranno i loro sughi e insaporiranno il piatto.Aggiungete il peperoncino e il prezzemolo tritato ( a piacimento,io ne metto pochissimo). A 3 minuti dalla fine della cottura unite le cozze sgusciate e fate finire.Una volta spento il fuoco date una bella macinata di pepe e servite.
Un piatto veloce da preparare e alternativo al solito risotto rosso di pesce.
Accompagnate con un vino mediamente acido.Io ho scelto una Favorita delle Langhe,cliccate e scoprite i segreti di questo vino.
Buon appetito.



Leggendo il titolo forse, alcune di voi, si saranno chieste se oggi avevo l'intenzione di deliziare, al posto del palato, la vista, proponendo immagini dei nostri bellissimi candidati elettorali. Fugo immediatamente ogni dubbio, in modo che possiate tranquillamente continuare a leggere questo mio excursus gastronomico domenicale senza avere il timore di imbattervi nell'ennesima proposta elettorale a mezzo web.No.
Sapete cos'è? Io, oggi , stanco  e imbibito come una spugna di insulti, promesse, impegni e ...disillusioni varie, ho deciso di votare per me stesso e per le cose di cui ho ancora voglia di circondarmi, nonostante tutto e tutti.
E ben sapete che tra i miei piaceri ( non doveri, badate bene cari ansiobloggers ) vi è anche quello di cucinare, sperimentare e conseguenzialmente assaporare le ricette che molto gentilmente mi vengono prestate o regalate dagli amici ( più amiche a dire il vero ).
E' proprio questo, uno di quei casi in cui, un'amica , mi ha donato una sua creazione , dandomi poi modo di poterla inserire su questo mio piccolo diario enogastronomico...e non solo.
Oggi non è giovedì e forse trasgredendo un po' a quelle regole dettateci dalle nostre nonne , ho immaginato di poter arricchire la tavola di  un giorno di festa  e di sole con un piatto che unisce la buona tradizione italiana con la freschezza e la genuinità di ingredienti freschi e invitanti anche in un inizio di stagione estiva come questo.
Grazie alla mitica Bruna, oggi scopriremo questi gustosissimi Gnocchi di farina integrale con sugo di sedano, alici , pomodori secchi e limone.

Ingredienti:

Farina integrale 200 gr
Patate farinose 600 gr
sale ( 3 prese )


Per il sugo:

olio
aglio
sedano
pomodori secchi
alici
sale e pepe
un mezzo limone

Se gli gnocchi non sapete ancora prepararli o vi siete dimenticati il procedimento, facciamo un veloce ripassino.
Bollite le patate e spelatele.Schiacciatele e unite il sale e l'uovo intero.Amalgamate bene e poi unite la farina (integrale, in questo caso) fino a quando l'impasto l'assorbe.
Ora, con l'impasto compatto, formate dei salamini su di un tagliere spolverato di farina e iniziate a tagliare i vostri gnocchi.
Per il condimento, in una padella fate rosolare dell'aglio , unite il sedano e successivamente i pomodorini, tutto tagliato molto sottile.Aggiungete qualche alice spezzettata che dona un po' di decisione al sapore.Senza aggiungere sale, date una bella spolverata di pepe nero e a fine cottura una spruzzata di limone con a scelta anche una grattata di buccia (solo il giallo mi raccomando).
Il sugo e pronto. Bollite gli gnocchi in acqua salata e appena vengono a galla ,scolateli e saltateli per un minuto con il condimento. Buon appetito e grazie Bruna!

Consigliatemi un buon vino in abbinamento. Lo inserirò volentieri , citando la fonte, ovviamente. Utilizzate i commenti qui sotto.  



Potrebbero essere state le reminiscenze giovanili, di quando con i miei genitori raggiungevo per le vacanze estive, le coste della Costa Blanca oppure i racconti del mio collega Emiliano , ambientati in una giocosa e rubiconda Spagna, fatta di mille divertimenti e stuoli di ragazze aperte ad ogni conoscenza ed esperienza o più semplicemente la voglia di un piatto che proviene da radici antiche e lontane, semplice e gustoso come le prime serate estive e rosso come il sole che a lungo abbiamo atteso in questo lungo inverno.
Questo piatto non poteva che nascere in Spagna, terra dai mille contrasti. L'olio dai romani e il riso e lo zafferano dai mori che a lungo hanno frequentato la penisola iberica.
La Paella, dal latino Patella, poi Padella, è un piatto che deriva dalla cucina più povera, quella dei servi che riciclavano gli avanzi dei banchetti sontuosi dei loro signori e componevano un piatto ricco ed energetico nella Paella, appunto l'ampia padella c di ferro, tipica e indispensabile per cucinare questa

                                         Paella Valenciana ( de marisco )


Ingerdienti

Riso ( carnaroli )
Brodo di pesce
zafferano ( 2 bustine per 4 persone )
paprica dolce ( 1 cucchiaino )
1 peperoncino
gamberi
totani ad anelli
calamaretti
moscardini
cicale di mare 
aglio 
cipolla ( scalogno )



Nell'ampia padella mettete a soffriggere un battuto di cipolla ( scalogno va benissimo ) e aglio.
Una volta rosolato per bene il trito, aggiungete a rosolare i molluschi ( se li avete presi ) , i calamaretti etc.
Ora aggiungete il pomodoro, la paprica, il peperoncino, lo zafferano e il brodo precedentemente preparato.
E' il momento di buttare in padella il riso per farlo cuocere.Potrete anche aggiungere i piselli se avrete scelto di inserirli nella vostra ricetta.
A 5 minuti dalla fine della cottura, aggiungete i gamberi ( puliti ) e fate finire ricordando di far evaporare bene il liquido in eccesso.
Durante la cottura, tenete a portata di mano il brodo di pesce per non far asciugare mai il riso che ovviamente crescerà nella vostra paella.

N.B. Io consiglio di aggiungere le canocchie ( cicale di mare ) alla vostra preparazione.Donano un ottimo sapore al piatto.




Per questo piatto, il giusto abbinamento enologico potrebbe essere un ottimo Pinot Bianco Terlan.
Cliccate sopra il nome e seguite i consigli degli amici di Made in Vino




No no, non sono morto amici miei...sono vivo e vegeto e se devo dirla proprio tutta...sono anche un po' ingrassato, ho messo su quei 3 o 4 kiletti che una volta si diceva non guastassero, invece fidatevi che guastano, specie se iniziano le belle giornate e si inizia ad uscire con addosso solamente un jeans e una maglietta ( come ci ha insegnato saggiamente Nino D'Angelo ).
Comunque tralasciando questi discorsi, oggi vi presento una ricettina buona per tutte le stagioni e per tutte le situazioni: una cenetta dove dovete stupire chi vi siederà davanti o anche un ricco aperitivo estivo con gli amici. Questo sformatino di cavolfiore e formaggio infatti è semplice da fare e in poco tempo assicura un'ottima e specialmente gustosa riuscita con ingredienti semplici e naturali.

Ingredienti:

Un piccolo cavolfiore bianco
Un uovo
Mezzo cucchiaio di senape
Un cucchiaio di farina
Formaggio ( io ho usato una toma piemontese molto saporita )
Due cucchiai di panna liquida
Due cucchiai di olio e.v.o.
Sale
Pepe


Fate bollire in acqua leggermente salata il cavolfiore pulito e tagliato a pezzi, per circa un quarto d'ora/venti minuti, comunque fino a cottura avvenuta, poi scolatelo e fatelo raffreddare.
In un recipiente sbattete l'uovo con la panna, la senape, la farina e l'olio, creando una crema omogenea.
Ora unite il composto con il cavolfiore e frullate leggermente, in modo da unire il tutto ma lasciare il cavolfiore a pezzi piccoli.Pepate e salate, assaggiando sempre.
Tagliate a dadini il formaggio.
Ora riempite gli stampini a metà col composto poi inserite qualche dadino di formaggio e completate la formina con altra crema.
In forno a 180 gradi per 25/30 minuti e via....servite dopo 10 minuti se non volete ustionare i commensali!
Con un goccio di latte e del parmigiano reggiano grattugiato in un pentolino, a fuoco basso, create una velocissima fonduta e usatela come letto per lo sformatino, quando andrete ad impiattare.
Buon appetito.

Come eno-abbinamento vi consiglio come mio solito di affidarvi agli amici di Made in Vino che ci propongono questo mese un  Soave di Tamellini, cliccateci sopra e scoprite la videodegustazione curata dagli esperti Filippo e Christian.






Si ,sono soddisfazioni!
Sono davvero felice di comunicare a tutti voi, lettori di questo piccolo diario enogastronomico...e non solo, l'uscita del libro "Una ricetta al giorno ... leva il medico di torno 365 Ricette, Chef, Storie", una pubblicazione che racchiude l'esperienza ma specialmente la passione per la cucina di trecentosessantacinque persone.
Sono presenti alcuni tra gli Chef più affermati d'Italia, maghi della cucina che hanno messo a disposizione dell'Associazione Spaghettitaliani una loro creazione, a titolo del tutto gratuito , per il solo gusto di partecipare ad un'operazione volta alla promozione delle eccellenze della nostra penisola e senza alcun scopo di lucro.
Beh, ad alcuni potrà sembrare strano e non nego che all'inizio non sia stato cosi' anche per me ma...all'interno di questa splendida raccolta c'è stato spazio anche per il vostro ValentinoMazzola che ha accolto con entusiasmo l'invito dei curatori dell'opera e ha cercato di fare del proprio meglio per non deludere le aspettative.
Un'occasione unica anche per chi volesse finalmente scoprire...che faccia ha il sottoscritto!
Il libro per ora è acquistabile esclusivamente online o durante le tante iniziative di presentazione che si stanno svolgendo in ogni parte d'Italia.
Qui di seguito vi indico il link dove seguire il calendario degli eventi e dove poter acquistare il libro.
                             
                                      "Una ricetta al giorno...leva il medico di torno"  


E' un must, un cult, un classico dei fine cena al ristorante.
Oramai da almeno una decina di anni è in voga, nella lista dei dessert, di quasi tutti i ristoranti e pizzerie della nostra amata penisola il tortino con cuore di cioccolato fondente e io penso che se si potesse ficcare il naso in quelle cucine si scoprirebbero interi frigoriferi pieni di tortini pronti da cuocere per soddisfare le centinaia...ma che dico...migliaia di donne , dai 20 agli 80 anni, che bramanti , all'arrivo del cameriere, ansimando, lo ordinano con fare voluttuoso che potrebbe anche trarre in inganno il cameriere stesso, convincendolo oltremodo di aver portato a segno l'ennesima conquista tra le clienti.
Ma sapete voi che il più gettonato dolce di quest'era è anche uno dei più semplici da preparare a casa, con ingredienti sicuramente genuini e freschi? No? Allora abbiate la compiacenza di leggere le poche righe che seguiranno , dove, con malcelata modestia, vi insegnerò a fare il miglior

                                                     Tortino fondente al cioccolato



Ingredienti per 2 persone ( è un dolce romantico )

1 uovo intero
1 tuorlo d'uovo
3 cucchiai di zucchero
25 gr. di burro
2 cucchiai di farina
150 gr. di cioccolato fondente 65/70 %


Non c'è nessun trucco di prestidigitazione, nessun cioccolatino posizionato all'interno del tortino al momento giusto ne iniezioni di cioccolata o Nutella post cottura...il segreto è tutto nei tempi di cottura.
Fate sciogliere il cioccolato a bagno maria e buttatevi dentro anche il burro a fondersi.
In una terrina sbattete con una frusta elettrica il tuorlo con l'uovo intero e lo zucchero, per almeno 7-8 minuti, fino a quando non avrete ottenuto una crema molto chiara.
Unite ora il composto con il cioccolato e il burro fuso, iniziando ad amalgamare molto bene.
Unite ora la farina, al setaccio, continuando a girare il composto.
Benissimo, ora non vi resta che versare il tutto in due pirottini d'alluminio e metterli nel forno a 170 gradi per circa 5-6 minuti.
Una volta estratti dal forno , attendete qualche minuto prima di riversarli su di un piattino per servirli.

bagno maria




pronti da infornare


N.B. per raggiungere un buon risultato e cioè una cottura del tortino mantenendo l'interno cremoso, è buona regola dopo 5 minuti aprire il forno e toccare la superficie che dovrà risultare come un budino ma non dovrà sporcare le dita rimanendovi attaccata.


Cose utili da sapere: Se avete paura che il tortino non si stacchi dalla formina, utilizzate i pirottini di carta che potrete strappare nell'eventualità che il dolce faccia i capricci e non si separi dal supporto.
Se volete stupire gli amici, provate a mettere un goccio di Rum nel preparato prima di infornare.
Io abbino sempre una pallina di gelato alla vaniglia, crea un doppio contrasto sia di gusto che di temperatura.

Buon dolce a tutti!






Un tempo vi erano le popolazioni barbariche , in principal modo gli Unni che si spostavano a sud est e percorrendo le vie del Reno e del Danubio , giungevano fino al Mar Nero...ma questa è un'altra storia, anzi è storia!
Ora più pacatamente possiamo imbatterci in migrazioni più modeste ma pur sempre rilevanti.
E così ecco la Bruna che dal laborioso Veneto scende al mare...in Riviera Adriatica e qui, trovatasi bene ( a quanto pare) inizia a dilettarsi con materie prime locali, raggiungendo livelli che , credetemi, lascerebbero di stucco la maggior parte di voi, amici, abituati a frequentare da sempre ristoranti dove il pesce la fa da padrone.
Oggi su questo piccolo diario enogastronomico, e non solo, voglio presentare la prima di , spero, una lunga serie di ricette cucinate dalla mia abilissima amica. Una  preparazione che ho avuto modo di assaggiare personalmente poco tempo fa e che ancora non mi è sparita dalla mente...e dal palato.
Cimentatevi quindi , al più presto, in questi:

                                                Involtini di orata in foglie di verza


Ingredienti

verza
un'orata
pomodorini secchi
carote
porro
sedano 
capperi
acciughe 
prezzemolo
sale e pepe

Preparazione come inviatami dalla Bruna

ho scottato le foglie di verza quelle più chiare, circa 3/4 minuti non troppo altrimenti si rompono. Ho infornato l'orata senza condimento (occhio a non cuocerla troppo se no diventa stopposa, anche perchè poi si deve rimettere nuovamente in cottura), l'ho poi spinata e messa in una ciotola assieme ad un trito di carote, porro, sedano, capperi ,acciughe, pomodorini secchi, prezzemolo, condito esclusivamente con olio pepe sale
.Ho preso le foglie di verza togliendo un pò di gambetto duro, le ho farcite con un pò del ripieno,e le ho fermate con degli stuzzicadente ,adagiandole delicatamente in una pirofila che poi ho messo in forno con un pò di olio per circa 15 minuti a 180 gradi ma anche quì un pò d' occhio. ci vuole !
Come contorno si puo fare la purea di sedano rapa, oppure qualche cosa in agrodolce, tipo una cremina di arancio.......


Che acquolina !
Abbiniamo a questo piatto saporitissimo una proposta degli amici di "Made in Vino", un'eccezionale Spumante a tutto pasto Marchesi Antinori Nature e divertiamoci a seguirne la video degustazione

















Io gliel'avevo detto,..." fai un salto a casa che mangiamo un boccone insieme...", ma si sa, un professionista della cronaca non può calcolare impegni e tempi e quindi, questo ottimo risotto me lo sono dovuto scofanare tutto da solo, mentre fuori piove a dirotto e dalla finestra il paesaggio assomiglia tanto a quello delle immense risaie vercellesi.
"un'altro risotto!?" direte. Beh si, un'altro risotto, questa volta però abbastanza alternativo da solleticare la fantasia e il palato di qualsiasi provetto cuoco che da queste pagine virtuali attinge spunti e nuove idee per la propria tavola.

Ingredienti poveri ed economici:

1 mela rossa
1/2 scamorzina affumicata
1/2 bicchiere di vino bianco
brodo vegetale
sale
burro e olio
e ovviamente riso ( carnaroli se possibile )





                                                             Preparazione


In una padella con una noce di burro e due cucchiai di olio evo fate appassire la mela tagliata a tocchetti piccoli, per circa 10 minuti.
Ora fate saltare insieme alla mela il riso e dopo poco fate sfumare con il vino.
Portate a cottura aggiungendo di volta in volta il brodo.
Quando mancano 2 minuti al termine della cottura aggiungete la scamorza affumicata a pezzetti e fate sciogliere per bene.Spegnete e se volete fate mantecare con una noce di burro.
Se vi aggrada spolverate con pepe nero.
Mi raccomando, la mela è dolce, tenete sotto controllo il sapore e se necessario aggiungete durante la cottura il sale.
Si accompagna benissimo a questo piatto un vino bianco profumato come lo Chardonnay Rafè di Cascina Gilli. Cliccate e scoprite di più di questo ottimo nettare.








Se camminando per il centro di Treviso, profonda provincia veneta, chiedeste ad ognuno dei suoi 80.000 abitanti, di  raccontarvi della nascita del loro prodotto agricolo principe, il Radicchio della Marca Trevigiana, probabilmente vi sentireste rispondere in 80.000  modi differenti.
Potreste udire di come, nell'antica Roma, Plinio il Vecchio lo ritenesse un ottimo depurativo e come, nel medioevo, questo tipo di cicoria, venisse utilizzata per lenire le ferite e  successivamente avesse trovato spazio in farmacia come cura contro l'insonnia.
I più poetici potrebbero spiegarvi che la forma protesa  degli alabastri tinti di rosso, indica la vittoria della natura sul rigido inverno.
Invece la risposta in merito alla nascita di questo eccelso prodotto agricolo, che solo qui,in provincia di Treviso, trova la sua collocazione naturale , sta nell'avvento, nella seconda metà dell'800 di un botanico belga specializzato nell'allestimento di giardini, tale Francesco Van  den Borre, il quale sperimentò, durante uno dei suoi lavori, alcune tecniche di imbiancamento( usate in Belgio ) su cicorie locali, inventando per l'appunto il radicchio tardivo di Treviso.

Ora, senza spingersi per forza nel nord est italico, vi sono numerosissime ricette degne di menzione che danno l'opportunità di sfruttare questo dono della natura. Io qui, miscelando tradizioni venete e trentine, propongo un risotto con radicchio trevigiano e speck che, assicuro, non lascerebbe indifferente nemmeno il maestro giardiniere Van den Borre.



Ingredienti:

1/2 scalogno
1 cespo di radicchio tardivo ( quello lungo per intenderci)
4 fette di speck
brodo
riso carnaroli
burro ( 3 noci )
1/2 bicchiere di vino rosso




In una casseruola fate indorare lo scalogno con 2 noci di burro poi unite il radicchio tagliato a strisce e fate appassire.
Una volta ammorbidita la cicoria,unite lo speck e fate rosolare un poco prima di mettere in padella anche il riso e dopo 2 minuti fate sfumare con il vino rosso.Una volta evaporato l'alcol, iniziate la cottura con il brodo.
Assaggiate sempre, in modo da dare la giusta sapidità al piatto.
A cottura ultimata, spegnete la fiamma, unite una noce di burro e una manciata di grana grattugiato.Mescolate bene, lasciate riposare per un minuto e servite.
Ora, affidandoci allo staff di Made in Vino abbiniamo a questo saporito primo piatto,un'altrettanto corposo vino rosso, come questo Pinot Nero Franz Haas.Cliccate e come sempre deliziatevi con la video degustazione. Cin cin!




Che non seguivo una cadenza regolare, programmata, delle mie escursioni culinarie su questo blog,lo avevate già capito,immagino. Infatti personalmente  non vivo quella frenesia , quel bisogno compulsivo di dover per forza scrivere, farmi vivo o rimanere costantemente nella folta mischia della categoria dei blogger che si occupano di cucina.Anche perchè fin dall'inizio ho fatto delle scelte che mi hanno potrato ad escludere qualsiasi forma di sponsorizzazione all'interno di questo diario enogastronomico ad esclusione di saltuarie e ben definite collaborazioni, tutte,badate bene, fatte per il solo piacere di farle e senza mai secondi fini.
Poi la vita fa il resto. Vicissitudini, incidenti, motivazione e sopratutto voglia, possono inserirsi in quella che è la passione di un piccolo scrittore ( di cucina) del web, come me.
Oggi ritorno a gettare parole in rete e lo faccio per proporre come sempre le ricette che quotidianamente realizzo a casa.Preparazioni semplici, alla portata di tutti .E proprio tutti ringrazio di avermi pazientemente atteso.
Ma la vogliamo fare una bella torta salata,con tante verdure che in questa stagione fanno bene e portano anche colore in cucina?!
Gli ingredienti sono di immediato reperimento e di bassissimo costo ma la resa è straordinaria e può svoltare decisamente la solita cena famigliare. Allora preparate un bicchiere di vino, rosso o bianco che sia, varcate la porta della cucina ed iniziate con me!

Torta salata tricolore.

2 carote
1/4 di cavolfiore
1 broccolino
2 fette di speck
1 crescenza
2 uova
1 pastasfoglia

Velocità e semplicità sono alla base di questa ricetta.
Pulite,tagliate a pezzi piccoli la verdura e mettetele a bollire in acqua leggermente salata.
Una volta cotte, in un recipiente,unite un panetto di crescenza,due uova e lo speck spezzettato grossolanamente.Amalgamate bene il tutto.
In una forma da torta stendete la pasta sfoglia ( quelle del supermercato per intenderci sono perfette) e riempitela quasi fino all'orlo con il composto.Stendetelo bene e ripiegate leggermente il bordo fino a creare l'effetto "torta di nonna papera".
Ora, portate il forno a 180 gradi ( ventilato o no ) ed inserite la torta salata a cuocere per circa 30 minuti.Controllate ovviamente.Siccome parliamo di forni casalinghi, la cottura puo anche variare di 5/10 minuti, quindi occhio alla penna!
Una volta dorata, tiratela fuori e lasciatela riposare.Io consiglio di mangiarla tiepida, in modo che gli ingredienti si quietino e il tutto risulti più sodo e piacevole al palato.
Qui, amici, potete abbinarci un vino rosso di media intensità ( mi viene in mente un grignolino ) o un bianco profumato come un Gewurtztraminer .






Dla tevla en s’elza mai se la boca la n’ha de furmaj!



Se le parole di questo antico proverbio in dialetto romagnolo,sono vere, a Talamello , ridente paesino, arroccato sulle colline romagnole (fino a poco tempo fa, marchigiane) lo devono sapere proprio bene!
A novembre, infatti, si tiene da consuetudine, la sagra che festeggia lo "sfossamento" dell'Ambra, tipico formaggio, prodotto esclusivamente con la latte di pecora, che viene depositato nelle fosse intorno al mese di luglio.
Le fosse, vecchi buchi creati nelle epoche, per proteggere e nascondere il prodotto dagli invasori, grazie alla paglia di cui vengono rivestite, donano a questo formaggio un sapore unico e famoso in tutto il mondo.
Ora, non potendo esimermi dal fare una visita in questo suggestivo borgo della provincia riminese, ho deciso di sfruttare il "bottino" della gita non solo come piacevole fine pasto ( accompagnato da miele e marmallate varie) ma anche come condimento per un gustoso primo piatto, facile da preparare e da ....mangiare.

fossa a Talamello


Talamello e le colline circostanti




Ingredienti:

Cavatelli ( formato di pasta tipico pugliese )

Formaggio di fossa di Talamello

Latte

Pepe

L'"Ambra" di Talamello


Mettete a bollire la pasta senza salare troppo l'acqua.
In una padella abbastanza ampia da consentire in un secondo momento di saltare la pasta, fate scaldare 6 cucchiai di latte intero e immergetevi i pezzi di formaggio (piccoli possibilmente).A fuoco controllato, continuate a mescolare fino al totale scioglimento.Deve risultare una crema.Se troppo densa aggiungete con parsimonia il latte.Tenendo sempre il fuoco acceso ma non facendo mai bollire la fonduta, una volta pronta la pasta,tiratela insieme alla crema di formaggio.
Impiattate e spolverate con del pepe nero.
Buon appetito!

cremosi e molto saporiti!

Per l'abbinamento enologico a questo piatto il vostro ValentinoMazzola vi consiglia un ottimo rosso marchigiano: un Pinot Nero Focara di Mancini, ottimo con primi di carattere come questo o per secondi di carne.Cliccate per saperne di più.



ebbene si, avevo comperato anche dei piccoli tartufi


Qualcuno mi ha detto che non so fare le fotografie, qualcun altro che non sono abbastanza tecnico nell'illustrare le mie ricette sul blog,non pongo particolare attenzione a riferimenti quali: dosi precise, tempi di cottura certi, modalità d'impiattamento.
Beh...io sono fatto così, sono un'amante della cucina, degli odori, dei sapori. Io cucino con gli occhi e col naso, tocco la materia, l'accarezzo, voglio scoprirne i segreti.
Non ho mai fatto un corso di food fotography e non ho studiato da blogger.Probabilmente non ho nemmeno le sufficienti basi per potermi credere un "cuoco"...ma ho la passione, quella che  senti quando entri in cucina e la casseruola ribolle, quella che si legge negli occhi e che forse qualcuno ha scorto anche nei miei qualche volta.
E allora, avrete ancora foto poco nitide e con luce sbagliata, ricette con dosi approssimative, descrizioni fantasiose e abbinamenti apparentemente illogici e se avrete voglia di seguirmi sono sicuro che da queste pagine riceverete anche qualcosa di buono...oltre che una piccolissima fetta di me.

E ora :  Risotto ai funghi porcini,con formaggio di fossa

Ingredienti per 2 persone

2 bei funghi porcini (io ne avevo 3 e infatti scoprite al fondo cosa ne ho fatto)
3 pugni grossi di riso carnaroli o vialone nano.
brodo (leggero)
prezzemolo
sale e pepe
olio (nemmeno a dirlo)
1 noce di burro (se volete)

Pulite i porcini usando un panno o uno scottex umido (niente doccia mi raccomando), affettateli e poneteli in una padella con dell'olio (poco) e uno spicchio d'aglio in camicia. Nel frattempo fate saltare con dell'olio,il riso,in una casseruola,per 2 minuti,poi sfumatelo con mezzo bicchiere di vino  bianco e portatelo a cottura utilizzando il brodo.
Tenete presente che un pochino di brodo servirà anche per fare stufare bene i funghi. Quando mancano 3 minuti alla fine della cottura del riso,unitevi i funghi, tenendone 2 cucchiai da parte per la guarnizione del piatto.Terminate e se volete spolverate con del prezzemolo tritato e una macinata di pepe.Unite una noce di burro e una abbondante spolverata di formaggio di fossa ( clicca qui per scoprire cos'è).
Nel piatto ricordate di aggiungere i porcini che avevate messo da parte ed ecco qui....buon risotto a tutti.



Avendo un bel "porcinone" in più, ho preparato una semplice insalata di funghi,affettandolo sottile ed unendo un filo d'olio extravergine, due gocce di limone, una macinata di pepe e un pizzico di sale.Se si vuole si puo anche coprire con sottili scaglie di grana.

che gusto!




Il ritorno dell'estate mi aveva profondamente illuso.Allora...riattivare assicurazione moto, tirare fuori almeno un bermuda, polo e t-shirt pronte per aperitivi serali a 22-24 gradi centigradi e si dai....recuperare crema abbronzante per passeggiate in spiaggia con annessa tintarella ottombrina. Poi ...il gelo: vento freddo e nubi hanno nuovamente preso il posto al sole e le temperature sollevanti sono precipitate vertiginosamente come il mio umore.
Povero ValentinoMazzola, condannato definitivamente a coprire con i teli ,barbecue e tavolo , che per lunghi mesi sono stati l'emblema della spensieratezza estiva.
Non voglio arrendermi.Voglio rendere omaggio ancora oggi a quei raggi che mi hanno scaldato le giornate e tormentato (poco a dire il vero,ho l'A/C ) le notti con una ricetta che ci riporti indietro anche solo di una settimana.
Cucinate con me e fate si che questo piatto diventi un po una danza della pioggia...ma al contrario.
Sole torna...torna...torna.....

                                                Riso Venere con gamberi e zucchine

Ingredienti

Riso Venere ( oramai si trova anche dal meccanico )
zucchine
gamberi ( più di alta qualità sono più fanno la differenza al palato )
brodo ( non troppo pesante )
un pizzico di sale

Preparare questo piatto è opera davvero semplice e veloce.
Cuocete il riso venere in una pentola per circa 20/22 minuti utilizzando e sfumando sempre con il brodo.
In una padella, nel contempo, fate trifolare le zucchine tagliate a rondelle non troppo sottili,con uno spicchio d'aglio in camicia,schiacciato.Quando mancano pochi minuti alla fine della cottura della verdura, unite i gamberi sgusciati.Salate leggermente (assaggiate sempre mi raccomando ) e una volta che il tutto è cotto , unite al riso e fate asciugare dell'ultimo brodo tutto il composto, facendolo amalgamare un po.
Il piatto è prontissimo per essere impiattato.
Se volete potete sfumare i gamberi in cottura con un goccio di vino vino bianco (io non l'ho fatto) e spolverare una volta nel piatto con della paprica dolce.

Beveteci dietro una giusta birra, magari rossa, magari come quella che ho scelto io: Dolomiti rossa, di Pedavena.



Buon appetito e alla prossima ricetta!


Lophius piscatorius, questo il nome scientifico del pesce che io definirei, senza paura di sbagliare, il maiale del mare.
Non che questo pesce abbia abitudini particolarmente antigeniche ( e come potrebbe, passando la vita in acqua?) ma come del porco,anche per lui...non si butta via nulla.
Nonostante sia un pesce asociale che passa gran parte della giornata a profondità rilevanti (fino a 1000 mt.) nascosto tra il fondo sabbioso, in attesa di possibili prede e si presenti con un aspetto non certo rassicurante,una volta poggiato sul piano della nostra cucina sa soddisfare a pieno le aspettative di qualsiasi provetto cuoco.
Con la sua grossa testa, caratterizzata da un'imponente bocca, si possono preparare degli ottimi brodi e addirittura con il suo fegato, opportunamente cucinato, ottime tartine da "ouverture".
Nonostante sia un pesce dalle mille possibilità di preparazione,oggi vorrei presentare una ricetta alquanto semplice  che esalta, con pochi ingredienti, le caratteristiche di sapore e di magrezza della sua carne.


il temibile "mostro", in attesa di essere cucinato.



Ingredienti:

Una bella rana pescatrice ( non congelata,quindi cercatela con la testa,in pescheria)
aglio
pomodorini ciliegino
prezzemolo
sale e pepe
olio (ovviamente)

In un tegame, versate 2 cucchiai di olio extravergine di oliva e fate "sfriccicare" uno spicchio d'aglio schiacciato e un po di prezzemolo tritato.
Poggiatevi dentro la coda di rospo (altro nome di questo pesce), avendo prima cura di fare un lungo intaglio lungo la colonna centrale ,senza dividerlo in due, e due tagli verticali, in modo che la carne durante la cottura non si arricci.Fate rosolare per circa 10 minuti. Essendo un pesce da brodo, la coda di rospo creerà da sola un ottimo sughetto di cottura,mantenendo morbida la carne. Sfumate con mezzo bicchiere di bianco e unitevi una grossa manciata di pomodorini tagliati a metà.
Chiudete il tegame con un coperchio e fate cuocere a fuoco lento per 20 minuti circa.Controllate comunque la consistenza della carne con una forchetta.Ovviamente salate e pepate a piacimento.
Una volta cotta, aggiungete prima di portare in tavola,una manciata di pomodorini freschi tagliati in quattro e una spolverata di prezzemolo.

Un opportuno accompagnamento a questo piatto, ce lo consigliano gli esperti di Made in Vino.
Gewurztraminer de Tarczal, questo il vino di cui, cliccandoci sopra, potrete scoprire le caratteristiche , seguendo la video-guida alla degustazione.