Chiedo da subito venia alle mie amatissime ed indispensabili lettrici ma prego anche queste ultime di proseguire nella lettura di questo nuovo post de "Il Tovagliolo di ValentinoMazzola", assicurando loro l'approccio del tutto laico e oserei dire addirittura scientifico all'argomento.
Vedete, lo spiego in special modo per le persone che non risiedono nel capoluogo romagnolo, la città di Rimini da sempre è vista in Italia e all'estero come un luogo vocato esclusivamente al divertimento, alla perdizione ( o al ritrovamento,dipende dai punti di vista ), al disinibizione ( si può dire vero?!) mentale e carnale. Luogo per antonomasia, dove mente e corpo si rigenerano dopo estenuanti mesi lavorati in afose e grigie città. Ebbene si amici, Rimini è tutto questo , ma anche di più. Si vada oltre le dicerie che catalogano la "Ibiza" italiana come un connubio tra piadina e patata, tra spiaggia e gnocca, tra sole e sesso.
La spinta innovativa arriva ovviamente dai nostri brillanti amministratori, che ben consci delle propensioni della propria cittadinanza, soverchiano l'immaginabile risposta che ogni sindaco darebbe puntando a smentire   i luoghi comuni e creano una sorta di zona franca, un'ideale habitat, direi quasi un microcosmo dove la "gnocca" può vivere il suo stato in totale serenità e sicurezza, facendo affidamento sull'abitudine del maschio riminese ad esserne totalmente attorniato oramai non solo nei fatidici 3 mesi estivi.
Ed è proprio puntando a questo nuovo aspetto cittadino che a differenza di altre "noiose" città dove si spinge ,contro natura direi, il proprio "civis" a frequentare pesanti mostre in cupi musei, i nostri organizzatori propongono ad esempio la settimana inaugurativa della collezione estate CALZEDONIA.
E' un piacere vedere la specie "gnocca" potersi finalmente muovere libera in un ambiente a lei familiare.
Da ogni parte d'Europa , questi splendidi esemplari di giovine donna, sono giunti a noi e nel più totale stupore della macchina organizzativa e del nutrito staff della security ad essi riservato, hanno iniziato ad approcciarsi con la città e con i suoi abitanti nella maniera più naturale possibile.
Bando quindi alle "plasticosissime" serate in "plasticosissimi" privè di "plasticosissime" discoteche e avanti con  rigeneranti e soleggiate escursioni al parco di giorno e rilassanti passeggiate con annessa piadina sul pur sempre movimentato lungomare riminese, accarezzate solamente da qualche apprezzamento degli oramai abituati romagnoli che , più per vezzo che per voglia, non lascerebbero mai tornare una ragazza in patria senza almeno un..."oscia ad burdela!"

rilassatisssssime !


Siccome non voglio si dica che , specialmente in un momento dove il politicamente corretto viene invocato da più parti, il sottoscritto non rispetta la par condicio, anche per le amatissime donne in questo post si parlerà di "gnocchi".... prendere carta è penna!

                                         Gnocchi con patate,zucchine e fiori di zucca

Ingredienti x 4 persone

Gnocchi ( 1 Kg direi )
1 patata 
1 zucchina
6 fiori di zucca
200 gr di panna da cucina

Iniziamo....
Preparate un leggero soffritto di cipolla in pentola e mettetevi la patata tagliata a cubetti piccoli a rosolare.
Aggiungete anche la zucchina sempre a cubetti e lasciate stufare qualche minuto.
Unite ora la panna e a bollore buttatevi dentro i fiori di zucca tagliati a strisce, per 1  minuto e non di più.
Scolate gli gnocchi e passateli in padella per gli ultimi 2 minuti aggiungendo sale se necessario e una bella macinata di pepe.
Fatemi sapere...buon appetito.

P.S. un ringraziamento particolare a Pasquale per le foto.

Tanto per cambiare qui ci starebbe bene anche una bella birra bionda fresca.Io vi consiglio questa per sentirvi anche voi qui in Romagna.



Ultimamente il cielo sopra il belpaese non ha permesso a quasi nessuno di noi di poter godere delle prime romantiche serate stellate. Dopo un'impervio inverno ci si augurava di iniziare a stemperare ossa e anima tra i caldi raggi primaverili di giorno e le tiepide nottate e invece...
Oggi nel 37 esimo ValentinoMazzola Day ( nel senso di compleanno e non di giornata organizzata per mandarmi a quel paese ) ho deciso di prepararmi il dolce da solo, perchè sempre valido è il motto: chi fa da se fa per tre.
Preparazione davvero semplice e veloce ma risultato strepitoso garantito.

                                                               Le stelle san di panna

Ingredienti:

biscotti "pan di stelle" ( tanti quanti ne volete preparare )
panna fresca da montare
Nutella
latte

Preparazione:

Prendete i biscotti e bagnateli nel latte freddo ( non troppo , non dovete inzupparli )
Ora montate la panna fresca o a mano o con un frustino elettrico.Cercate di renderla il più densa possibile senza però smontarla.

notare le presine modello "nonna Papera"


Ora ponete i biscotti su una superficie e spalmate l'interno del primo con un'abbondante strato di nutella, poi con un'altrettanto abbondante di panna e richiudete a panino con l'altro biscotto.Ripetete il gesto all'infinito.
Ora lasciate riposare in frigo per qualche ora ma toglieteli almeno 30 minuti prima di servirli in tavola.
Vietato ai diabetici.

non abbiate paura di abbondare

Ragazzi di Made in vino che cosa ci abbiniamo?
E voi amici del " Tovagliolo" che cosa berreste con questo dolce?Scrivetemelo.



Non fatevi ingannare dal titolo del post.
ValentinoMazzola non ha nessuna intenzione di presentarvi una ricetta con gli occhi a mandorla ne tanto meno invitarvi in qualche centro benessere per usufruire di qualche promozione primaverile, che ne so...un massaggio "romantico".
Mesi fa il mio amico Bilal mi aveva inviato, non nego con mio enorme stupore, una particolare preparazione culinaria legata alla regione dell' Azerbaijan, paese affacciato sul mar Caspio ma anche su diverse nazioni che nel corso dei secoli ne hanno influenzato la cultura, la religione e anche la cucina.
Di solito mi documento un po prima di proporre i piatti che gli amici Chef o amanti della cucina mi mandano, specie se ,come in questo caso non riesco a prepararli ( facendo da cavia per voi!) e non ne ho mai sentito parlare.
A dimostrazione che questo mio piccolo blog non si limita ad essere un contenitore di ricette ma, secondo quello che ho sempre inteso dovesse essere un diario, cerca di coinvolgere il più possibile il lettore, trasportandolo magari in luoghi in cui non si è mai recato, voglio quindi oggi, riporre come sempre piena fiducia nel mio amico turco e presentare una ricetta che celebra la primavera nei paesi balcanico-caucasici , la famosa festa del Novruz.
Gli ingredienti del dolce SHEKERBURA sono poveri e di facile reperimento.

300 gr di farina 00
100 ml di latte
1 uovo
75 gr di burro
5 gr di lievito
un pizzico di sale

per il ripieno solo:

100 gr di nocciole
100 gr di zucchero

Prendete farina, latte ,uovo ,lievito, burro e sale e mescolateli insieme a temperatura ambiente, come dice Bilal, non preoccupatevi dell'ordine!
Una volta ottenuto l'impasto, dividetelo per 12 ( perchè per 12? Bilal dice così, dividetelo! ) e create delle piccole palline come per la pizza e fate riposare almeno un'oretta.
Con un mixer, ora, frantumate le nocciole e mischiatele allo zucchero.
Stendete i piccoli impasti e farciteli con il ripieno, creando delle mezze lune.
Infornate per 20 minuti a 170 gradi e una volta fuori dal forno spolverate con zucchero a velo e servite belli caldi. Buona primavera a tutti.



Ricetta originale dello Chef  Bilal Topaloglu

P.S. Inviate pure le vostre ricette, anche originali.Sarà un piacere ospitarle sul "Tovagliolo".




Non potevo forse scegliere momento migliore per presentare questo semplice primo piatto di rimando religioso.
In un periodo in cui i nostri cuori sono toccati da un evento straordinario come l'elezione del nuovo Pontefice Francesco I ( di origini piemontesi...rendo l'idea vero?!) , mi piacerebbe toccare anche i nostri sensi con una ricetta delicatissima che accarezzerà il palato, come un'onda accarezza l'arena.
Non ho usato questa metafora a caso, infatti, il condimento odierno è a base di un mollusco davvero squisito, La Capasanta.
Ma conoscete il motivo per cui questo eccezionale abitante del mare si chiama cosi? Ora ve lo spiega ValentinoMazzola.
La capasanta, ha questo nome poichè la tipica conchiglia in cui vive in fondo ai mari, specialmente quello della costa d'Armor in Bretagna, è simbolo del famoso "cammino di Santiago",  percorso fin dal medioevo dai pellegrini ,che si spostavano dal confine francese della Spagna fino in Galizia, presso il Santuario di Santiago di Compostela, ove è ubicata la tomba di San Giacomo Apostolo, Santiago in spagnolo o...Saint Jacques in francese, nome della capasanta nella lingua gallica.



Ma veniamo a noi. La ricetta che voglio regalare agli amici del "Tovagliolo" che sempre di più mi riempiono il cuore di soddisfazioni, frequentando e leggendo queste mie modeste pagine digitali è...
                                                 
                                             Gnocchi di patata con sugo alle capesante

Ingredienti per 4 persone.

Per gli gnocchi

1 kg di patate
1 uovo
300 gr di farina
sale

Fate bollire le patate, pelatele ancora calde, schiacciatele e ponetele su un piano di lavoro.
Unite la farina, l'uovo e il sale ( un pizzico) e impastate bene cercando di non formare grumi.
Create ora  dei filoncini di pasta spessi circa 3 cm e tagliateli formando delle caramelle quadrate.
Per creare le tipiche striature degli gnocchi fateli scivolare dolcemente sul dorso di una forchetta.
Fate riposare per circa 20 minuti.Pronti!

Per il sugo

12 capesante
250 gr di pomodorini ciliegino
1 spicchio d'aglio
1 arancia non trattata
prezzemolo
1 pizzico di sale e pepe.
1 goccio di Brandy

Prendete le capesante, pulitele e tenete il corallo ( la parte arancione ) e il bottone ( la parte bianca e tosta ).
In una padella fate rosolare lo spicchio d'aglio in camicia ( senza sbucciarlo ) con i pomodorini, dopo 5 minuti aggiungete le capesante tagliate in 3 parti e fate scottare per il tempo necessario alla cottura del mollusco. Ora sfumate con il Brandy. Aggiustate di sale e pepe.
Grattate un terzo di cucchiaino di scorza d'arancia e mescolate bene.
Mantenete tutto in padella e verso la fine della cottura degli gnocchi in acqua salata, scolateli e fateli saltare per 30 secondi nel condimento. Servite,spolverando con un po di prezzemolo fresco.

Devo dire che ultimamente vengo stimolato alquanto dagli amici di " Made in Vino", giovani e appassionati amanti del buon bere, nonchè ottimi imprenditori , per i  quali questo mese ho creato la ricetta in abbinamento ad un vino ( proposto  sul loro sito, visitatelo cliccandoci sopra ), eccezionale per bouquet, il Gewurztraminer Nussbaumer, del quale potrete scoprire ogni segreto visionando la simpatica e interessante guida video alla degustazione.
Ancora un centro da parte dei ragazzi di Made in Vino.







Quei ragazzacci di  Made in Vino , questo mese, sembrava l'avessero preparata apposta: un gran vino piemontese, un'appassionato  di cucina nato nella terra dei Savoia...beh..."vediamo che ci tirerà fuori sto ValentinoMazzola!".
Con grande umiltà e particolare orgoglio ho deciso di affiancare a quella che da subito mi è sembrata un'allettante proposta enologica ,la Barbera D'Alba "Maggiora", Ghisolfi 2008, un piatto che di diritto fa parte della cultura gastronomica nazionale e che nasce da una delle menti culinarie più creative di cui il nostro paese può fregiarsi. Sto parlando del Raviolone al tuorlo fondente con ricotta e spinaci di Nino Bergese, cuoco saluzzese di inizio secolo, che deliziò con le sue creazioni numerosi nobili ed aristocratici e terminò, guardate i casi della vita, proprio in Emilia Romagna, la sua carriera e più precisamente in quel di Imola.
Del Maestro Bergese si possono trovare anche libri di ricette ma penso che questa, che propongo a voi, amici di questo mio piccolo diario enogastronomico e amici di made in Vino, sia la più rappresentativa della sua filosofia di cucina povera, arricchita dall'ingegno e dalla bravura di chi sta davanti ai fornelli.

il " Maestro", al centro.


Ingredienti per 4 persone.

per la sfoglia:

 150 gr di farina
2 uova
sale

per il ripieno:

100 gr di spinaci
100 gr di ricotta fresca
25 gr di pecorino
25 gr di parmigiano reggiano
noce moscata
1 cucchiaino di cipolla ( 1 cucchiaino?)
pepe, sale,olio e burro

per il condimento

burro e salvia.

Preparazione:

Preparate la sfoglia,con la ricetta classica.
Fate bollire gli spinaci freschi in poca acqua salata ( poco sale!!!!) per qualche minuto, scolateli e strizzateli.
In una padella fate imbiondire,con il burro, la cipolla tritata finemente e unite gli spinaci a saltare per pochi minuti,dopodichè fate raffreddare il tutto a parte.
Prendete ora la ricotta e unitela ai formaggi, agli spinaci, alla noce moscata e ad un pizzico di sale e pepe.
Create un impasto omogeneo da inserire in una sach a poche.
Fate dei cerchi con la pasta ( che non centrano con i  cerchi nel grano) magari utilizzando una scodella da colazione ( diciamo intorno ai 18 cm di diametro) ed iniziate a farcire la base del ravoilone con l'impasto, creando un piccolo alloggio nel centro in modo da adagiarvi il tuorlo d'uovo crudo.
Richiudete con attenzione la vostra opera d'arte e fatela bollire in acqua salata per non più di 3 minuti.
Scolate, asciugate con un pannetto e posizionate nel piatto.Ora fate colare sopra il burro fuso in padella con la salvia e spolverate abbondantemente con altro parmigiano.
Quando affonderete la forchetta nella pasta ripiena, il tuorlo colerà letteralmente,inondando il ripieno e regalandovi , ne sono sicuro, un sorriso di soddisfazione.

è già bello così

 Ricordate l'abbinamento "giusto" per questo primo piatto davvero particolare e correte a scoprirne i segreti con laguida video alla degustazione di Made in Vino, curata da Christian e Filippo.





Ogni tanto capita di accendere la radio e accorgersi che qualcuno ha dissotterrato un vecchio successo , riportandolo in auge, magari apportando piccole modifiche per poterlo far apprezzare all'attuale pubblico discografico.L'importante è che le innovazioni siano migliorie e non errori dettati dalla smania di un oramai perduto successo.
Ora...partendo dal presupposto che io non ho smanie di successo,almeno per ora e che le variazioni sul tema sono in effetti minime, ritengo che questo piatto conservi ancora il suo fascino anni '80.
Facevo le scuole superiori quando con gli amici, la sera, mi recavo nei primi pub di ispirazione inglese della mia città, Torino, e sui menù, a prezzi modici, trovavo sempre le immancabili "penne gamberi e zucchine".Memore della mia giovinezza, con un po di nostalgia per i tempi passati, voglio riproporre questo semplice primo piatto.

Ingredienti x 2 persone:

2 zucchine chiare
10 code di manzancolle
mezzo bicchiere di vino bianco
mezzo cucchiaino di curry
1 bicchiere di panna da cucina
1 spicchio di aglio
sale
180 gr di orecchiette fresche

Preparazione:

Tagliare a dadi le zucchine e farle trifolare in padella con un filo d'olio e uno spicchio di aglio.
Pulire le code di mazzancolle, tagliarle in due e farle cuocere a fuoco vivo,in un'altra padella con un filo di olio e una nocciolina di burro, sfumare col vino e aggiungere il curry.
Unire la panna alle zucchine una volta cotte, amalgamare bene e aggiungere i gamberi cotti.
Mantenere caldo il sugo e una volta cotta la pasta farla girare sul fuoco unitamente agli ingredienti per circa 1 minuto.Buon appetito.

Consigli: Assaggiate le zucchine e aggiustate di sale.Non fate mai bollire la panna nella padella.
Provate questa ricetta con le orecchiette e stupitevi,come me, per l'inaspettato quanto azzeccatissimo abbinamento tra questo formato di pasta e il condimento"non propriamente pugliese".

Accompagnate con un vino intenso e fruttato come quello proposto dagli amici di .Made in Vino, cliccate e scoprite le caratteristiche con la video-degustazione di questo spettacolare Omnes Dies





Sulla mia pagina di Facebook ricevo più aggiornamenti, con ricette,stati dolci e profumati, di un'agenzia d'informazione durante le presidenziali U.S.A.
In continuo c'è sempre qualcuno che desidera farmi sapere come si sente, quanto è impegnato ( davvero tanto se ha tempo di scrivere su facebook! ) o quanto è felice per aver raggiunto la perfezione nella preparazione di una serie di biscottini panna e cacao a forma di australopiteco sorridente.
Una produzione degna della fabbrica di armi Schmeisser durante la seconda guerra mondiale, quella di alcuni aspiranti cuochi e blogger, che ogni giorno ci intasa letteralmente le papille gustative sensoriali, totalmente stordite da un'infinità di informazioni organolettiche che di fatto inibiscono quasi ogni intenzione culinaria casalinga.
Partendo dal presupposto che come BLOG intendo un diario periodico o no, nel quale l'autore non si limita ad inserire ricette sue o di altri, nella mera speranza che la comunità web si dimostri riconoscente per l'illuminazione ricevuta bensì un'espressione del proprio essere e delle proprie idee volta a ricevere casomai  un commento per illuminare se stessi su ciò che si è cercato di trasmettere all'attento lettore.
In questi giorni ho evitato appositamente di sporcare queste pagine  , poichè privo di quella giusta ispirazione culinaria, quel fuoco che anche nelle giornate più storte ti tiene davanti ai fornelli per provare a scaricare i malesseri con coltelli, padelle e pentole.
Forse il vero segreto della felicità è proprio questo e sta nelle piccole,piccolissime cose.
Fare ciò che più ci fa stare bene, anche se apparentemente insignificante e della durata di un soffio.
Sapete, sono uno che predica bene e razzola male. Seppur sostenitore della teoria di Tonino Carotone, molte volte me ne dimentico e mi cruccio delle inevitabili delusioni che questo nostro misero passaggio terreno ci pone innanzi, quasi quotidianamente.

L'Ingresso della casa  del "Vate" G. D'Annunzio


Poi, ti ritrovi davanti lui, Giovanni, "Patron" leggendario della Taverna 58 di Pescara, alle 23 di un sabato ( qualunque,un sabato italiano,direbbe Sergio Caputo ) sera, che veloce ma cadenzato, mena la frusta nel mastello di rame, felice, per preparare l'ennesimo zabajone al marsala e render felici anche i clienti come me, che quel tipo di gioia agognano e per far ciò si spostano anche di 300 km.

Il lieto fine alla "Taverna 58" 


2 giorni di odori e sapori, quelli trascorsi in splendida compagnia sulle colline teatine, ospiti della tranquillità e beatitudine, ritrovati in quel del Pesolillo, lasciandoci trascinare in una splendida sinfonia di profumi dal capace e gentilissimo Capocantina di Villamedoro, capace di guidare palati anche non esperti,come i nostri, alla scoperta di aromi e sentori variegati, tipici delle uve del teramano, abilmente cullate fino alla bottiglia da questa relativamente giovane azienda vinicola che fa della tenacia straordinaria di una donna il proprio punto di forza.

Il nuovo ingresso della cantina " Villamedoro"




Pronti per la degustazione!




Les barriques di Montepulciano