Potrebbero essere state le reminiscenze giovanili, di quando con i miei genitori raggiungevo per le vacanze estive, le coste della Costa Blanca oppure i racconti del mio collega Emiliano , ambientati in una giocosa e rubiconda Spagna, fatta di mille divertimenti e stuoli di ragazze aperte ad ogni conoscenza ed esperienza o più semplicemente la voglia di un piatto che proviene da radici antiche e lontane, semplice e gustoso come le prime serate estive e rosso come il sole che a lungo abbiamo atteso in questo lungo inverno.
Questo piatto non poteva che nascere in Spagna, terra dai mille contrasti. L'olio dai romani e il riso e lo zafferano dai mori che a lungo hanno frequentato la penisola iberica.
La Paella, dal latino Patella, poi Padella, è un piatto che deriva dalla cucina più povera, quella dei servi che riciclavano gli avanzi dei banchetti sontuosi dei loro signori e componevano un piatto ricco ed energetico nella Paella, appunto l'ampia padella c di ferro, tipica e indispensabile per cucinare questa

                                         Paella Valenciana ( de marisco )


Ingerdienti

Riso ( carnaroli )
Brodo di pesce
zafferano ( 2 bustine per 4 persone )
paprica dolce ( 1 cucchiaino )
1 peperoncino
gamberi
totani ad anelli
calamaretti
moscardini
cicale di mare 
aglio 
cipolla ( scalogno )



Nell'ampia padella mettete a soffriggere un battuto di cipolla ( scalogno va benissimo ) e aglio.
Una volta rosolato per bene il trito, aggiungete a rosolare i molluschi ( se li avete presi ) , i calamaretti etc.
Ora aggiungete il pomodoro, la paprica, il peperoncino, lo zafferano e il brodo precedentemente preparato.
E' il momento di buttare in padella il riso per farlo cuocere.Potrete anche aggiungere i piselli se avrete scelto di inserirli nella vostra ricetta.
A 5 minuti dalla fine della cottura, aggiungete i gamberi ( puliti ) e fate finire ricordando di far evaporare bene il liquido in eccesso.
Durante la cottura, tenete a portata di mano il brodo di pesce per non far asciugare mai il riso che ovviamente crescerà nella vostra paella.

N.B. Io consiglio di aggiungere le canocchie ( cicale di mare ) alla vostra preparazione.Donano un ottimo sapore al piatto.




Per questo piatto, il giusto abbinamento enologico potrebbe essere un ottimo Pinot Bianco Terlan.
Cliccate sopra il nome e seguite i consigli degli amici di Made in Vino




No no, non sono morto amici miei...sono vivo e vegeto e se devo dirla proprio tutta...sono anche un po' ingrassato, ho messo su quei 3 o 4 kiletti che una volta si diceva non guastassero, invece fidatevi che guastano, specie se iniziano le belle giornate e si inizia ad uscire con addosso solamente un jeans e una maglietta ( come ci ha insegnato saggiamente Nino D'Angelo ).
Comunque tralasciando questi discorsi, oggi vi presento una ricettina buona per tutte le stagioni e per tutte le situazioni: una cenetta dove dovete stupire chi vi siederà davanti o anche un ricco aperitivo estivo con gli amici. Questo sformatino di cavolfiore e formaggio infatti è semplice da fare e in poco tempo assicura un'ottima e specialmente gustosa riuscita con ingredienti semplici e naturali.

Ingredienti:

Un piccolo cavolfiore bianco
Un uovo
Mezzo cucchiaio di senape
Un cucchiaio di farina
Formaggio ( io ho usato una toma piemontese molto saporita )
Due cucchiai di panna liquida
Due cucchiai di olio e.v.o.
Sale
Pepe


Fate bollire in acqua leggermente salata il cavolfiore pulito e tagliato a pezzi, per circa un quarto d'ora/venti minuti, comunque fino a cottura avvenuta, poi scolatelo e fatelo raffreddare.
In un recipiente sbattete l'uovo con la panna, la senape, la farina e l'olio, creando una crema omogenea.
Ora unite il composto con il cavolfiore e frullate leggermente, in modo da unire il tutto ma lasciare il cavolfiore a pezzi piccoli.Pepate e salate, assaggiando sempre.
Tagliate a dadini il formaggio.
Ora riempite gli stampini a metà col composto poi inserite qualche dadino di formaggio e completate la formina con altra crema.
In forno a 180 gradi per 25/30 minuti e via....servite dopo 10 minuti se non volete ustionare i commensali!
Con un goccio di latte e del parmigiano reggiano grattugiato in un pentolino, a fuoco basso, create una velocissima fonduta e usatela come letto per lo sformatino, quando andrete ad impiattare.
Buon appetito.

Come eno-abbinamento vi consiglio come mio solito di affidarvi agli amici di Made in Vino che ci propongono questo mese un  Soave di Tamellini, cliccateci sopra e scoprite la videodegustazione curata dagli esperti Filippo e Christian.






Si ,sono soddisfazioni!
Sono davvero felice di comunicare a tutti voi, lettori di questo piccolo diario enogastronomico...e non solo, l'uscita del libro "Una ricetta al giorno ... leva il medico di torno 365 Ricette, Chef, Storie", una pubblicazione che racchiude l'esperienza ma specialmente la passione per la cucina di trecentosessantacinque persone.
Sono presenti alcuni tra gli Chef più affermati d'Italia, maghi della cucina che hanno messo a disposizione dell'Associazione Spaghettitaliani una loro creazione, a titolo del tutto gratuito , per il solo gusto di partecipare ad un'operazione volta alla promozione delle eccellenze della nostra penisola e senza alcun scopo di lucro.
Beh, ad alcuni potrà sembrare strano e non nego che all'inizio non sia stato cosi' anche per me ma...all'interno di questa splendida raccolta c'è stato spazio anche per il vostro ValentinoMazzola che ha accolto con entusiasmo l'invito dei curatori dell'opera e ha cercato di fare del proprio meglio per non deludere le aspettative.
Un'occasione unica anche per chi volesse finalmente scoprire...che faccia ha il sottoscritto!
Il libro per ora è acquistabile esclusivamente online o durante le tante iniziative di presentazione che si stanno svolgendo in ogni parte d'Italia.
Qui di seguito vi indico il link dove seguire il calendario degli eventi e dove poter acquistare il libro.
                             
                                      "Una ricetta al giorno...leva il medico di torno"  


E' un must, un cult, un classico dei fine cena al ristorante.
Oramai da almeno una decina di anni è in voga, nella lista dei dessert, di quasi tutti i ristoranti e pizzerie della nostra amata penisola il tortino con cuore di cioccolato fondente e io penso che se si potesse ficcare il naso in quelle cucine si scoprirebbero interi frigoriferi pieni di tortini pronti da cuocere per soddisfare le centinaia...ma che dico...migliaia di donne , dai 20 agli 80 anni, che bramanti , all'arrivo del cameriere, ansimando, lo ordinano con fare voluttuoso che potrebbe anche trarre in inganno il cameriere stesso, convincendolo oltremodo di aver portato a segno l'ennesima conquista tra le clienti.
Ma sapete voi che il più gettonato dolce di quest'era è anche uno dei più semplici da preparare a casa, con ingredienti sicuramente genuini e freschi? No? Allora abbiate la compiacenza di leggere le poche righe che seguiranno , dove, con malcelata modestia, vi insegnerò a fare il miglior

                                                     Tortino fondente al cioccolato



Ingredienti per 2 persone ( è un dolce romantico )

1 uovo intero
1 tuorlo d'uovo
3 cucchiai di zucchero
25 gr. di burro
2 cucchiai di farina
150 gr. di cioccolato fondente 65/70 %


Non c'è nessun trucco di prestidigitazione, nessun cioccolatino posizionato all'interno del tortino al momento giusto ne iniezioni di cioccolata o Nutella post cottura...il segreto è tutto nei tempi di cottura.
Fate sciogliere il cioccolato a bagno maria e buttatevi dentro anche il burro a fondersi.
In una terrina sbattete con una frusta elettrica il tuorlo con l'uovo intero e lo zucchero, per almeno 7-8 minuti, fino a quando non avrete ottenuto una crema molto chiara.
Unite ora il composto con il cioccolato e il burro fuso, iniziando ad amalgamare molto bene.
Unite ora la farina, al setaccio, continuando a girare il composto.
Benissimo, ora non vi resta che versare il tutto in due pirottini d'alluminio e metterli nel forno a 170 gradi per circa 5-6 minuti.
Una volta estratti dal forno , attendete qualche minuto prima di riversarli su di un piattino per servirli.

bagno maria




pronti da infornare


N.B. per raggiungere un buon risultato e cioè una cottura del tortino mantenendo l'interno cremoso, è buona regola dopo 5 minuti aprire il forno e toccare la superficie che dovrà risultare come un budino ma non dovrà sporcare le dita rimanendovi attaccata.


Cose utili da sapere: Se avete paura che il tortino non si stacchi dalla formina, utilizzate i pirottini di carta che potrete strappare nell'eventualità che il dolce faccia i capricci e non si separi dal supporto.
Se volete stupire gli amici, provate a mettere un goccio di Rum nel preparato prima di infornare.
Io abbino sempre una pallina di gelato alla vaniglia, crea un doppio contrasto sia di gusto che di temperatura.

Buon dolce a tutti!






Un tempo vi erano le popolazioni barbariche , in principal modo gli Unni che si spostavano a sud est e percorrendo le vie del Reno e del Danubio , giungevano fino al Mar Nero...ma questa è un'altra storia, anzi è storia!
Ora più pacatamente possiamo imbatterci in migrazioni più modeste ma pur sempre rilevanti.
E così ecco la Bruna che dal laborioso Veneto scende al mare...in Riviera Adriatica e qui, trovatasi bene ( a quanto pare) inizia a dilettarsi con materie prime locali, raggiungendo livelli che , credetemi, lascerebbero di stucco la maggior parte di voi, amici, abituati a frequentare da sempre ristoranti dove il pesce la fa da padrone.
Oggi su questo piccolo diario enogastronomico, e non solo, voglio presentare la prima di , spero, una lunga serie di ricette cucinate dalla mia abilissima amica. Una  preparazione che ho avuto modo di assaggiare personalmente poco tempo fa e che ancora non mi è sparita dalla mente...e dal palato.
Cimentatevi quindi , al più presto, in questi:

                                                Involtini di orata in foglie di verza


Ingredienti

verza
un'orata
pomodorini secchi
carote
porro
sedano 
capperi
acciughe 
prezzemolo
sale e pepe

Preparazione come inviatami dalla Bruna

ho scottato le foglie di verza quelle più chiare, circa 3/4 minuti non troppo altrimenti si rompono. Ho infornato l'orata senza condimento (occhio a non cuocerla troppo se no diventa stopposa, anche perchè poi si deve rimettere nuovamente in cottura), l'ho poi spinata e messa in una ciotola assieme ad un trito di carote, porro, sedano, capperi ,acciughe, pomodorini secchi, prezzemolo, condito esclusivamente con olio pepe sale
.Ho preso le foglie di verza togliendo un pò di gambetto duro, le ho farcite con un pò del ripieno,e le ho fermate con degli stuzzicadente ,adagiandole delicatamente in una pirofila che poi ho messo in forno con un pò di olio per circa 15 minuti a 180 gradi ma anche quì un pò d' occhio. ci vuole !
Come contorno si puo fare la purea di sedano rapa, oppure qualche cosa in agrodolce, tipo una cremina di arancio.......


Che acquolina !
Abbiniamo a questo piatto saporitissimo una proposta degli amici di "Made in Vino", un'eccezionale Spumante a tutto pasto Marchesi Antinori Nature e divertiamoci a seguirne la video degustazione

















Io gliel'avevo detto,..." fai un salto a casa che mangiamo un boccone insieme...", ma si sa, un professionista della cronaca non può calcolare impegni e tempi e quindi, questo ottimo risotto me lo sono dovuto scofanare tutto da solo, mentre fuori piove a dirotto e dalla finestra il paesaggio assomiglia tanto a quello delle immense risaie vercellesi.
"un'altro risotto!?" direte. Beh si, un'altro risotto, questa volta però abbastanza alternativo da solleticare la fantasia e il palato di qualsiasi provetto cuoco che da queste pagine virtuali attinge spunti e nuove idee per la propria tavola.

Ingredienti poveri ed economici:

1 mela rossa
1/2 scamorzina affumicata
1/2 bicchiere di vino bianco
brodo vegetale
sale
burro e olio
e ovviamente riso ( carnaroli se possibile )





                                                             Preparazione


In una padella con una noce di burro e due cucchiai di olio evo fate appassire la mela tagliata a tocchetti piccoli, per circa 10 minuti.
Ora fate saltare insieme alla mela il riso e dopo poco fate sfumare con il vino.
Portate a cottura aggiungendo di volta in volta il brodo.
Quando mancano 2 minuti al termine della cottura aggiungete la scamorza affumicata a pezzetti e fate sciogliere per bene.Spegnete e se volete fate mantecare con una noce di burro.
Se vi aggrada spolverate con pepe nero.
Mi raccomando, la mela è dolce, tenete sotto controllo il sapore e se necessario aggiungete durante la cottura il sale.
Si accompagna benissimo a questo piatto un vino bianco profumato come lo Chardonnay Rafè di Cascina Gilli. Cliccate e scoprite di più di questo ottimo nettare.








Se camminando per il centro di Treviso, profonda provincia veneta, chiedeste ad ognuno dei suoi 80.000 abitanti, di  raccontarvi della nascita del loro prodotto agricolo principe, il Radicchio della Marca Trevigiana, probabilmente vi sentireste rispondere in 80.000  modi differenti.
Potreste udire di come, nell'antica Roma, Plinio il Vecchio lo ritenesse un ottimo depurativo e come, nel medioevo, questo tipo di cicoria, venisse utilizzata per lenire le ferite e  successivamente avesse trovato spazio in farmacia come cura contro l'insonnia.
I più poetici potrebbero spiegarvi che la forma protesa  degli alabastri tinti di rosso, indica la vittoria della natura sul rigido inverno.
Invece la risposta in merito alla nascita di questo eccelso prodotto agricolo, che solo qui,in provincia di Treviso, trova la sua collocazione naturale , sta nell'avvento, nella seconda metà dell'800 di un botanico belga specializzato nell'allestimento di giardini, tale Francesco Van  den Borre, il quale sperimentò, durante uno dei suoi lavori, alcune tecniche di imbiancamento( usate in Belgio ) su cicorie locali, inventando per l'appunto il radicchio tardivo di Treviso.

Ora, senza spingersi per forza nel nord est italico, vi sono numerosissime ricette degne di menzione che danno l'opportunità di sfruttare questo dono della natura. Io qui, miscelando tradizioni venete e trentine, propongo un risotto con radicchio trevigiano e speck che, assicuro, non lascerebbe indifferente nemmeno il maestro giardiniere Van den Borre.



Ingredienti:

1/2 scalogno
1 cespo di radicchio tardivo ( quello lungo per intenderci)
4 fette di speck
brodo
riso carnaroli
burro ( 3 noci )
1/2 bicchiere di vino rosso




In una casseruola fate indorare lo scalogno con 2 noci di burro poi unite il radicchio tagliato a strisce e fate appassire.
Una volta ammorbidita la cicoria,unite lo speck e fate rosolare un poco prima di mettere in padella anche il riso e dopo 2 minuti fate sfumare con il vino rosso.Una volta evaporato l'alcol, iniziate la cottura con il brodo.
Assaggiate sempre, in modo da dare la giusta sapidità al piatto.
A cottura ultimata, spegnete la fiamma, unite una noce di burro e una manciata di grana grattugiato.Mescolate bene, lasciate riposare per un minuto e servite.
Ora, affidandoci allo staff di Made in Vino abbiniamo a questo saporito primo piatto,un'altrettanto corposo vino rosso, come questo Pinot Nero Franz Haas.Cliccate e come sempre deliziatevi con la video degustazione. Cin cin!